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Quando Oneto scrisse a Salvini non ancora segretario: articolo 1 non si tocca. E pietra sopra col Berlusca

di GILBERTO ONETO

Salvini ce l’ha quasi fatta a diventare Segretario federale della Lega. Gli manca solo la ratifica dei delegati al prossimo Congresso.

Ha votato solo il 59,96% dei militanti che non è un dato entusiasmante neppure se si da peso alle difficoltà “geografiche”  per raggiungere i seggi. Salvini è stato votato da 8.162 dei 17.047 aventi diritto, e cioè il 47,88%.  Neppure quei 226 militanti che si sono presi la briga di andare fino al seggio per votare scheda bianca o nulla sono un bel segnale. C’è poco entusiasmo, molto mugugno e irritazione.

Decisamente meglio gli è andata nel confronto con Bossi. Un netto 4,45 a uno gli risparmia l’accusa più infamante: un suicidio non può essere confuso con un parricidio, e plebiscito non fa rima con Edipo.  L’abissale differenza lo mette anche al riparo da mali di pancia interni che non siano piccole flatulenze “di ritorno”: la “Gente comune”  se ne resterà confinata in qualche bar e Leoni si dovrà contentare di svillaneggiare la sintassi solo in privato.

Ciò nonostante, tempi procellosi attendono il nuovo Segretario.

Quando erano comparsi i “barbari sognanti”, in molti – dentro e fuori la Lega – avevamo accarezzato speranze di rinnovamento e di un reale cambiamento per le istanze indipendentiste. In tanti avevamo fatto generose aperture di credito nei confronti di Maroni, nonostante il suo scabroso curriculum italianista,  per lo scossone che sembrava voler dare a una situazione davvero putrida. Maroni è stata una dolorosa delusione per tutti, che spiega anche quel 52,12% di militanti scazzati o livorosi. Ma che spiega (assieme allo sconcio che l’ha preceduto) soprattutto la diaspora elettorale e il generalizzato prurito che provoca il parlar di Lega in milioni di ex leghisti e mancati leghisti.

Per tutto questo Salvini ha davanti a sé un percorso difficile. Come ripetiamo da anni, come si continua a predicare su questo giornale, e come riconoscono anche gli osservatori esterni più sereni, la Lega è in evidente difficoltà ma lo spazio per il leghismo (inteso come autonomismo e indipendentismo padanista) è enorme, addirittura in crescita. Nessuno può sapere se la Lega avrà ancora un ruolo nei possibili scenari futuri di libertà, ma supponiamo che Salvini sia convinto che ne abbia (ci mancherebbe…) e per questo ci permettiamo di dargli qualche consiglio.

1 – Deve fare chiarezza ideologica, deve ribadire con forza il significato del primo articolo dello Statuto e sgomberare il campo da ogni ambiguità sugli obiettivi dell’indipendenza e sulla  sua valenza territoriale. Deve dare direttive  chiare e coerenti a tutti gli organi e ai rappresentanti del partito, soprattutto negli Enti locali. In quelli leghisti le bandoliere tricolori devono restare nei cassetti, le bandiere “protette per legge” devono rimanere arrotolate e certi ritratti troneggiare solo negli angoli meno visibili.  La coerenza deve essere assoluta nei comportamenti e nel linguaggio. Il nuovo Segretario deve dare forza agli strumenti culturali e utilizzare  meglio i mezzi di informazione: il consenso si crea con le idee, con la divulgazione dei dati, con la controinformazione, con un intelligente revisionismo, e con decoro e presentabilità culturale. Pol Pot faceva fuori tutti i portatori di occhiali perché potenziali intellettuali, Bossi ha trascurato il particolare delle lenti ma ha sterminato con uguale puntiglio chiunque tentasse un ragionamento autonomo. È ora di cambiare registro.

2 – Deve stabilire se fare ancora alleanze e con chi. Metta finalmente una pietra sopra il sodalizio con il Berlusca e i suoi sgherri, con gli Alfani, le Biancofiore e il resto del patriottico Barnum tricolore. Dica chiaramente che si fanno solo appoggi esterni, scrupolosamente temporanei e finalizzati a ottenere un pagamento cash in pezzi di autonomia. Questo vale anche per l’Europa: la Le Pen è una simpatica signora ma è a capo dei “Fratelli di Francia”, che sono un po’ i larussiani di oltre Alpi. Va bene l’antieuropeismo ma non si ripercorrano vecchie strade malfrequentate.

Si dedichi piuttosto a intrattenere rapporti civili e proficui con gli autonomisti storici (valdostani, tirolesi, sloveni  e sardi) ma faccia anche una apertura nei confronti dei rissosissimi movimenti indipendentisti e regionalisti nostrani: ciascuno di loro vale poco più di una sigla, ma l’insieme (e soprattutto l’apertura) possono valere una marea di consensi.

3 – Ripulisca davvero il partito, non con le scope ma con il Baygon. Oggi è circondato da vecchi dinosauri che cercano di tenerlo in pugno e condizionarlo. Se ne liberi: il loro abbraccio è mortale e alcuni di loro ritengono di poter continuare a comandare per interposta persona. Chi ha fatto più di due legislature se ne vada in pensione. Per chi è iscritto ad altri gruppi consiliari o ha fondato surrogati di partiti applichi l’articolo 53 dello Statuto. Chi è incorso in comportamenti truffaldini e miserevoli (rimborsi e  furbate varie) venga senza troppi complimenti allontanato. Non importa se si tratta di ex Segretari, Vice-segretari, Governatori, ex ministri o tromboni vari. Più sono grassi e compromessi i ras epurati, più l’esempio creerà entusiasmo e consenso.  Applichi lo stesso rigore con i troppi furbastri che gli stanno attorno e che vivono di politica. Nel partito o appena fuori c’è un sacco di gente giovane e brillante che lavora e si mantiene di suo, che potrebbe essere utilissima. Usi criteri di selezione aziendale. Non abbia paura di circondarsi di gente capace, non tema le possibili concorrenze, non ripeta l’errore che hanno fatto Bossi attorniandosi di lacchè e Maroni di meridionali.

Valuti con serenità il ruolo dei suoi mancati competitors indipendentisti e con le forze davvero padaniste che ancora resistono all’interno del partito.

Istituisca una commissione tosta che vada a spulciare dove è finito ogni singolo Euro transitato dal partito e che non abbia remore a sputtanare chiunque abbia fatto il furbo, in qualsiasi piano abiti. Sarebbe la più bella e vincente carta da giocare per ricostruire credibilità, entusiasmo e consenso. Stia poi attentissimo a ogni slabbratura di familismo anche vicinissimo a lui: in troppi gli stanno addosso e aspettano una sua mossa per impallinarlo.

Non siamo più disposti a firmare cambiali in bianco, come Tommaso vogliamo toccar con mano. Se farà queste cose saremo con lui, se non lo farà saremo contro. Se farà queste cose la gente sarà con lui, se non lo farà l’avrà  contro. Soprattutto se lo farà potrà ridare speranza alla Padania, se non lo farà non gli resterà che spegnere le luci di via Bellerio, chiudere le porte e proseguire mestamente verso un inglorioso tramonto.

DIDASCALIE DELLE TRE CARTINE

Primarie1

Percentuale di votanti

Grigio scuro – Più del 60% dei militanti

Grigio chiaro – Fra 50% e 60%

Bianco – Meno del 50%

 

 

 

Primarie2

Percentuale di votanti per Salvini

Grigio scuro – Più del 90% dei votanti

Grigio chiaro – Fra l’80% e il 90%

Bianco – Meno dell’80%

 

 

 

Primarie3

Percentuale di militanti per Salvini

Grigio scuro – Più del 50% dei militanti

Grigio chiaro – Il 50%

Bianco – Meno del 50%

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