Il 22 ottobre 2017 in Veneto andò a votare il 57,2 per cento degli aventi diritto, e il 98,1 per cento chiese alla Regione di trattare con Roma nuove competenze. Nello stesso giorno si votava anche in Lombardia. Tre settimane prima, il 1° ottobre, la Catalogna aveva tenuto un referendum sull'indipendenza che Madrid considerava illegale. Tre votazioni in un mese, tre idee diverse di cosa significhi decidere del proprio territorio, e tre modi di intendere l'indipendenza dei popoli.
Questo indice raccoglie schede di consultazione su quelle idee. Tratta l'indipendenza come la intendono i movimenti che la chiedono, le autonomie già previste dalle costituzioni, i partiti nati e sciolti nel giro di pochi anni, e la storia che ciascuno di questi gruppi porta con sé come argomento. Il tono è quello di un'opera di riferimento: si riportano i fatti verificabili, si indicano le posizioni con il nome di chi le sostiene, non si prende parte.
Indipendenza, autonomia, federalismo: tre richieste diverse
Chi legge la cronaca politica trova spesso le tre parole usate come sinonimi. Non lo sono. Autonomia significa ottenere più poteri restando dentro lo Stato: è ciò che hanno chiesto i referendum di Veneto e Lombardia, ed è ciò che hanno già le cinque regioni a statuto speciale e le province di Trento e Bolzano. Federalismo è una forma dello Stato, in cui le entità federate hanno competenze proprie garantite dalla costituzione, come in Germania, Austria o Svizzera. Indipendenza è la separazione: un nuovo Stato con un proprio posto nel diritto internazionale.
L'indipendenza dei popoli, come principio, entra nel diritto internazionale con la Carta delle Nazioni Unite del 1945, che parla di autodeterminazione. Il principio però è stato applicato soprattutto alla decolonizzazione, e raramente alle regioni di Stati democratici già esistenti. Da qui nasce la tensione che attraversa quasi tutte le schede di questo indice: i movimenti che chiedono l'indipendenza di un territorio europeo invocano un diritto dei popoli, gli Stati rispondono con l'unità e l'indivisibilità scritte nelle proprie costituzioni.
I movimenti indipendentisti in Europa, caso per caso
I movimenti indipendentisti in Europa non hanno un modello unico. Alcuni hanno governato: in Corsica le liste autonomiste e indipendentiste hanno vinto le elezioni territoriali del 2015 e del 2017, e dal 2018 guidano la Collettività di Corsica. In Scozia il referendum del 18 settembre 2014, concordato con Londra, si è chiuso con il 55,3 per cento di voti contrari all'indipendenza. In Sudtirolo la richiesta di autodeterminazione convive con una delle autonomie più ampie d'Europa, frutto dell'accordo De Gasperi-Gruber del 1946 e del secondo statuto del 1972.
In Italia settentrionale il quadro è più frammentato, e chi confronta i movimenti indipendentisti in Europa lo nota subito: qui nessuna lista con un programma di separazione ha mai guidato una giunta regionale. La scheda sui movimenti venetisti segue la Liga Veneta dal 1980, l'occupazione del campanile di San Marco nel 1997 e il voto online del 2014. Il registro dei movimenti raccoglie i singoli partiti: Grande Nord, Partito dei Veneti, Sanca Veneta, Identità Toscana, il gruppo di Lucio Chiavegato. Molti sono durati pochi anni, si sono fusi o sciolti; tenerne traccia serve a capire perché, a ogni elezione, i voti di quest'area si dividano tra molte sigle.
Le autonomie in Italia e la loro storia
La Costituzione del 1948 riconosce le regioni e prevede per cinque di esse condizioni particolari di autonomia: Sicilia, Sardegna, Valle d'Aosta, Trentino-Alto Adige e, dal 1963, Friuli-Venezia Giulia. Le altre quindici hanno statuto ordinario, e sono diventate operative solo nel 1970. La riforma del titolo V, approvata con il referendum del 7 ottobre 2001, ha ampliato le competenze regionali e aperto la strada dell'articolo 116, terzo comma: l'autonomia differenziata che Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna hanno poi chiesto di attuare.
Dietro le richieste di autonomie regionali di oggi c'è quasi sempre una lettura del passato. I venetisti richiamano i mille anni della Repubblica di Venezia, i lombardi il periodo della Lombardia austriaca, i toscani il Granducato. La sezione Storia ricostruisce alcuni di questi episodi con le fonti disponibili: il ritorno dei cavalli di San Marco nel 1815, i moti milanesi di fine Ottocento, il forte di Fenestrelle, il ducato longobardo di Lucca fondato da Gummarith. Sono pagine in cui la storia dell'indipendenza dei popoli alpini e padani si separa, dove possibile, dall'uso politico che se ne fa.
Indipendenza dei popoli, nazioni e cittadinanze: i termini di base
Parlare di popoli senza definirli crea equivoci. Nel linguaggio giuridico italiano il popolo è l'insieme dei cittadini; nel linguaggio dei movimenti è una comunità storica con lingua, cultura e territorio. La scheda su cittadinanza e nazionalità spiega la differenza, quella sull'ordinamento della Repubblica mostra dove passano oggi i confini tra Stato, regioni ed enti locali, e quindi quanto spazio resta alle autonomie senza toccare la Costituzione. Anche la coppia destra e sinistra ha una storia precisa, cominciata nell'assemblea francese del 1789, e aiuta a leggere un fatto che sorprende molti: esistono indipendentisti di destra e di sinistra, e spesso non si parlano.
Una nota di metodo, per chi consulta queste schede. Le cifre elettorali vengono dai risultati ufficiali o dalle fonti dei partiti quando non ne esistono altre, e in quel caso lo si dice. I dati del voto online veneto del 2014, per esempio, sono stati diffusi dagli organizzatori e non sono mai stati verificati da un soggetto terzo: la scheda li riporta come tali.
Domande frequenti
Qual è la differenza tra autonomia e indipendenza?
L'autonomia dà a un territorio più poteri restando dentro lo Stato, come accade per le regioni a statuto speciale. L'indipendenza è la separazione e la nascita di un nuovo Stato. Molti movimenti chiedono la prima come tappa verso la seconda, altri si fermano all'autonomia.
Il diritto all'indipendenza dei popoli vale anche per le regioni europee?
La Carta delle Nazioni Unite riconosce l'autodeterminazione dei popoli, ma la prassi internazionale l'ha applicata soprattutto alle colonie. Per una regione di uno Stato democratico non esiste un diritto riconosciuto alla secessione unilaterale; conta l'accordo con lo Stato, come avvenne per la Scozia nel 2014.
Quali regioni italiane hanno uno statuto speciale?
Sicilia, Sardegna, Valle d'Aosta, Trentino-Alto Adige con le province autonome di Trento e Bolzano, e Friuli-Venezia Giulia. I loro statuti sono leggi costituzionali e prevedono competenze e risorse più ampie rispetto alle regioni a statuto ordinario.
Cosa hanno chiesto i referendum del 2017 in Veneto e Lombardia?
Hanno chiesto ai cittadini se volessero che la Regione trattasse con lo Stato ulteriori forme di autonomia, secondo l'articolo 116 della Costituzione. Erano referendum consultivi: non spostavano competenze, davano un mandato politico alla Regione.
Esistono movimenti indipendentisti di sinistra?
Sì. In Europa ne sono esempi la Sinistra repubblicana di Catalogna e, in Veneto, Sanca Veneta, nata tra il 2013 e il 2015 con un programma socialdemocratico ed ecologista. L'indipendentismo non ha un colore politico fisso.